venerdì 26 settembre 2008

ac 05.07.03


Sordide menti piangono un passato estinto.

Nell'abbondanza dell'oasi servi e padroni
confondono il loro aspetto, nell'ombra si
giocano ruoli d'un tempo che stenta a morire,
la luce dell'alba riporta la giustizia del sole e
una terra riarsa attende i viaggiatori,
nei loro occhi la meta, nel loro cuore la forza,
nel loro cammino i passi lenti sulla sabbia,
che si separa,si scompone, si richiude senza
conservar traccia di chi è passato, lasciando
sfumare un ricordo che si perde nel tempo.

Gesti, parole, urla, dispersi da un vento sottile
perchè incapaci di raggiungere orecchi distratti,
impegnati a sentire solo il vento e non ciò che
trasporta nel suo vagabondare tra le dune.

L'abisso dei pensieri sempre attende i viaggiatori,
le sue pareti scoscese sono invalicabili quando
vi si cade, a nulla valgono titoli ed onori se non
ad appesantire il bagaglio della risalita.

. . .

30 commenti:

caramella-fondente ha detto...

Prima!!!
Che post impegnativo!!
Allora...
quella della coscienza infelice e quella del servo e padrone. La coscienza è infelice quando non sa ancora di essere tutta la realtà, quindi si ritrova scissa in conflitti, da cui può uscire solo arrivando alla consapevolezza di essere tutto.... La coscienza infelice è tipica della coscienza religiosa, quando assume la forma di una separazione radicale tra Dio e l’uomo. Nell’ebraismo per esempio Dio è visto come inaccessibile, e così pure nel cristianesimo permane pur sempre la trascendenza divina, il distacco fra creatore e creatura, nonostante l’incarnazione di Dio in Cristo. Quando però la coscienza, nel suo sforzo di unirsi a Dio, si rende conto di essere, lei stessa, Dio, ovvero il Soggetto Assoluto o l’Universale, allora l’autocoscienza diventa la certezza di essere ogni realtà.. In altri termini, il soggetto riconosce se stesso come Assoluto, ovvero l’individuo acquista la totale coscienza di sé come Spirito e per spirito intendo anche l’individuo nei suoi rapporti con la comunità sociale di cui fa parte...

Il signore o padrone, che sembra indipendente dal servo, nella misura in cui si limita a godere passivamente del lavoro altrui, finisce per rendersi dipendente dal servo... il servo, anche se pare all’inizio dipendente dal padrone, nella misura in cui padroneggia e trasforma le cose da cui il signore riceve il proprio sostentamento, finisce di rendersi indipendente dal padrone.
Per cui le due figure sono in realtà dipendenti l’una dall’altra ed entrambe possono rendersi indipendenti l’una dall’altra. Così capita nel raggiungimento dell’indipendenza da parte della coscienza...
Ciao Acqua Forte

bianca 2007 ha detto...

FORSE IL GUAIO
dell'uomo è proprio qusto.Ancorarsi un passato già vissuto dove servi e padroni si sono scambiati i ruoli alternandoli nella confusione di identità imprigionate,perennemente minacciate da sclerosi e dunque dal possibile inaridimento delle loro profonde risorse.Da qui la tristezza,meccanicità e vacuità per una vita che è diventata un'istituzione di un edificio minato dal dubbio che da un momento all'altro può crollare,a meno che non venga trasformato in museo..E questo è il nucleo della sofferenza odierna.Quel grande vuoto che Nietzsche definiva come "crescita del deserto".E' lo spettacolo che continuamente ci offre quest civiltà con tutti i suoi rapporti svuotati di senso.Ma guai permettere che il deserto cresca,guai a chi alberga deserti! La VITA APPARTIENE FINO ALL'ULTIMA GOCCIA DI SANGUE ROSSO A CHI "SCEGLIE" DI VIVERLA COME PRINCIPALE ATTORE.E ATTORE DI SE STESSO! Bianca 2007

digito ergo sum ha detto...

questo post e il precedente, vanno a riempire ulteriormente le mie tasche. e non che i commenti dei tuoi lettori siano da meno, eh. un abbraccio e buon fine settimana.

e, naturalmente, grazie grazie e ancora grazie. che leggerti è sempre una cosa bella un bel po'.

acquachiara ha detto...

Caramella
Siamo sul concetto del sogno, il sognatore e il sognato dove in realtà non c'è nessuna divisione o differenza, una Unicità percepita da visuali diverse.
Io penso che non basti riconoscere se stessi in questa forma, c'è ancora molto mentale in questo e tante strutture spirituali umane ne sono la dimostrazione.
Quando Gesù parlava delle persone semplici credo si riferisse alla capacità di vivere piani emotivi senza la presenza della mente a bloccare il sentire interiore, indipendentemente dall'azione svolta, l'affidarsi è nuovamente questo, non consentire le ingerenze dell'ego umano nell'azione svolta, ma permettere all'essere del Se superiore di esprimersi.
grazie , un abbraccio :-)))

acquachiara ha detto...

Bianca
Io amo la tradizione, ci sono cose importanti sono l'impronta genetica dell'umanità, sicuramente come dici, l'errore e nel non farne una solida base dalla quale accedere allo scalino successivo, l'eccesso di ancoraggio è un limite, un attaccamento ma purtroppo è anche il mezzo che viene utilizzato da chi desidera dominare l'uomo i senso lato.
Può colpirlo solo nei suoi attaccamenti e se non li ha ha per lui non c'è terreno di azione.
Il deserto va attraversato per raggiungere il fine ultimo del viaggio, tutto è e resta nella volontà di chi lo percorre, molti sono i predoni che cercano di fare in modo che il viaggiatore si perda e vaghi a lungo in quel deserto, loro, vivono di questo, ma solo chi da quel deserto esce non paga più il prezzo dovuto ai predoni.
:-))))

acquachiara ha detto...

Digito
così mi fai sentire responsabile di averti trasformato in un archivio ambulante, naaaaaaaaaa :-)

Grazie a te e alle tue visite frequenti, e grazie anche a nome di chi ha voglia di leggere e scrivere in questo spazio.

Ricambio l'abbraccio :-)))))

Ishtar ha detto...

Mamma mia quante carne al fuoco oggi non saprei da dove iniziare...sono quasi senza parole, spero solo ceh la prima frase in cui dici che le menti sordide piangono tempi perduti si realizzi almeno abbiamo la speranza che le cose vadano verso il miglioramento e la luce, poi che se mai dovessi cadere come si dice alla fine le poche cose inutili che ho non mi facciano cadere ancora più giu! ahahah
Ciao buona giornata :)

riri ha detto...

Interessante,sì,anche profondo..attraversare il deserto,la vedo come una metafora della vita stessa,con le sue aridità,i suoi luoghi oscuri,i meandri,che vanno chiariti,approfonditi,oltrepassati...dai quali sicuramente non si esce immuni..ma il coraggio di provarci,quello sì,non deve mai mancare.
Grazie,scrivi molto bene.

Anonimo ha detto...

Stanco il viaggiatore si ferma tra le dune fitti sono i pensieri, la sosta nell'attesa puo' sembrare una resa non e' cosi' da lontano giungono i rumori e le grida di tante battaglie, il suo corpo con un sussulto si alza.
I suoi occhi lampeggiano al sole la pelle arsa assume un vigorio nuovo e antico allo stesso tempo, comprende che la sosta era l'inizio dell'antico cammino mai cessato.
un abbraccio acquachiara
stefania

Elsa ha detto...

il viandande deve ascoltare ciò che il vento gli dice...mai limtarsi al piacere di sentirlo sulla pelle...
A me viene spontaneo, forse perchè sulla riva non manca mai...e io continuo ad ascoltare...ma anche a parlare.
un saluto :)

acquachiara ha detto...

Ishtar
La speranza è sempre presente anche se sono molti i possibili motivi di sconforto.
Cadere è pur sempre il mezzo che ci permette di vedere i nostri limiti umani, si dice che la scala per raggiungere il cielo poggia i suoi piedi nel fango e se dall'alto si può solo cadere, dal basso di può solo salire.

buona settimana a te :-)))

acquachiara ha detto...

riri
benvenuta :-)
direi che vedi giusto anche perchè la vita è comunque parte integrante del nostro interiore, non c'è divisione, anche se ci sono momenti in cui nell'attraversare il deserto dell'interiorità diventa più difficile, sei solo in quel cammino, persino il dolore finisce per essere una sensazione cercata per sentirsi vivi, ma quando giungerai sulla soglia del baratro e dovrai decidere di saltare, li troverai il guardiano della soglia, il tuo peggior nemico, te stesso.

acquachiara ha detto...

stefania
è vero ma ad ogni sosta un pezzo di te si perde nella sabbia e con fatica dovrai ricostruirlo con forza e pazienza,
l'inizio del cammino si perde nella notte dei tempi come la meta si perde nell'infinito spazio dell'universo, l'eterno viaggio nell'evoluzione è il senso dell'esistenza.
Ma se ripenso alle parole del Maestro Gesù quando disse "molte sono le stanze nella casa del Padre" forse a casa ci siamo sempre stati e ne stiamo semplicemente visitando le molte stanze.

:-))))

acquachiara ha detto...

Elsa
grazie per queste belle parole e le tue emozioni nella quali sempre mi coinvolgi,
non è sempre facile ascoltare e comprendere le molte voci che il vento trasporta con se, il vento tutto raccoglie e nulla trattiene e il leggero bisbiglio che parla al cuore rischia di esser coperto dagli inutili rumori che vorrebbero impedirti di ascoltarlo.

:-))))

caramella-fondente ha detto...

Io credo che non serve a nulla cercare in luoghi lontani o altrove cose che abbiamo già nel nostro cuore, che trovi quando intraprendi quel viaggio fantastico dentro di te. Quel viaggio che non ha misure o parametri già codificati, quel viaggio verso la piena consapevolezza di sé, quella lotta passionale che non ha eguali, che vuole solo gioire della sua vera natura , scaldarsi al sole caldo, ridere, correre, librarsi in volo...

Penso anche io che la semplicità del cuore sia più in sintonia con il Creato più di mille sofismi mentali...
Un abbraccio
:-)

Anonimo ha detto...

hai ragione Acqua chissa' quale delle tante stiamo visitando.
Forse nella sosta si perde qualcosa e' vero, ma puo' servire alla comprensione, ascoltando nel silenzio giungono tanti messaggi che alla nostra piccola mente prima potevano apparire oscuri o pesanti.
Il fermarsi inteso come riposo e' proficuo, l'importante non farsi prendere dal gioco delle gabbie, udire sempre il richiamo e poi da umani sapere che si puo' cadere.
un abbraccio
stefania

Guernica ha detto...

I penseri è vero che possono essere un abisso. Soprattutto quando ci si sente soli con "loro"...
Questo inizio di settimana mi sa che sono un po' criptica.
A presto!

acquachiara ha detto...

Caramella
ciò che dici è giusto ma a volte occorre girare il mondo intero per capire che ciò che si cercava l'avevamo in casa.
Non dimentichiamo che l'educazione e la cultura in cui si nasce creano degli schemi di comportamento dai quali non sempre è facile uscirne specie se non ci si confronta con altre realtà e con il profondo desiderio di conoscere.

:-)))

acquachiara ha detto...

stefania
anche il guerriero più grande deve riposarsi, ricaricare le pile :-))))

acquachiara ha detto...

Guernica
sicuramente non conosciamo i tuoi pensieri, ma ciò che hai detto non è criptico, spesso è una triste realtà.
La solitudine può essere cercata o subita e non ha la stessa valenza così come i pensieri, se il loro vortice diventa tormento allora si che tutto si fa più difficile e ossessivo.
Si dice che non esista un posto sufficientemente lontano per fuggire da se stessi, meglio imparare ad addomesticare la mente e non permettergli di prevalere a nostre spese.
un abbraccio :-))))

note disambigue ha detto...

Allora è proprio vero: sono in buona compagnia. A quanto e a cosa questo possa servirmi non so, ma pare un dato di fatto.

desaparecida ha detto...

il fermarsi è fondamentale,x me ,oltre che x riposarmi...x capire...poi dopo è un po' + dura xchè c'è la consapevolezza....
ma è decisamente meglio!!!

un abbraccio ac!

bianca 2007 ha detto...

E SON TORNATA
per aggiungere un'inciso al mio commento.E' sempre una questione di sentire superato il ruolo che sempre si alterna fra servo e padrone,giacchè almeno una volta nella vita tutti siamo stati attori protagonisti dell'uno o dell'altro! Poi poi poi un bel giorno ci si scuote e si decide la libertà del volo assecondando la propria essenza,oppure si resta ancorati ai fantasmi della mente.Come fece Lear dove Gloucester cieco crede di suicidarsi lanciandosi da una rupe inesitente descritta in tutti i dettagli da un falso mendicante.LA DECISIONE INDIVIDUALE E' SEMPRE UNA RISULTANTE DEL PENDOLO COGNITIVO CASO-NECESSITA'.Tutto qui.Besos e buenas dias.Bianca 2007

ricchisanifelici ha detto...

Il passato è passato. Il futuro deve ancora arrivare. Solo il presente esiste.

ricchisanifelici ha detto...

http://ricchi-sani-felici.blogspot.com

acquachiara ha detto...

note disambigue

magari serve a comprendere che quando pensiamo di essere gli unici sfigati di questo mondo non è vero, purtroppo c'è sempre chi sta peggio.

:-)))

acquachiara ha detto...

Desa
credo che sia fondamentale il concetto di tana nella quale ritirarsi per leccarsi le ferite, quello che è il nostro spazio sacro in cui elaborare gli accadimenti della giornata, non si può rimanere perennemente esposti, l'esperienza deve avere anche i suoi tempi di elaborazione.

:-))

acquachiara ha detto...

Bianca
non fa una grinza, grazie :-)))

acquachiara ha detto...

ricchisanifelici
molto Osho nel tuo commento.
passerò a trovarti :-)))

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie